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giovedì 12 luglio 2012

Arrestato un imprenditore per truffa

Il 12 luglio 2012 Gian Mario Rossignolo, titolare della De Tomaso, è stato arrestato per truffa ai danni dello Stato. Secondo l'accusa avrebbe percepito 7 milioni e mezzo di euro per corsi di formazione mai erogati. A questi si aggiungerebbero altri 7 milioni di euro erogati dalle Regioni. Ai corsi avrebbero dovuto partecipare circa 1000 dipendenti per tre anni.

Dunque pare che il Sig. Rossignolo sia stato il destinatario di un finanziamento di ben 13.5 milioni di euro per corsi da erogare a 1000 persone in tre anni. Vale a dire che il piano di formazione è stato valutato costare circa 4500 euro/dipendente/anno.

Vale la pena ricordare che il budget del Ministero dell'Istruzione è di poco più di 40 miliardi di euro, per un formare grosso modo 7 milioni di studenti che frequentano le scuole statali. Uno studente, dunque, costa allo Stato meno di 6000 euro l'anno. In questa cifra sono comprese tutte le spese: personale (educatori, professori, personale ATA, etc.), funzionamento (elettricità, riscaldamento, materiale di consumo, etc.) e edilizia (anche se in misura quasi trascurabile).

Da un rapido confronto si vede che ciascun dipendente del Sig. Rossignolo sarebbe costato allo Stato una cifra molto simile a quella che spende per uno studente. Peccato che uno studente è tale a tempo pieno, mentre dubito che i dipendenti di una fabbrica come la De Tomaso possano sedere tra i banchi per più di poche ore in un anno.

Se ne conclude che ogni dipendente della De Tomaso, se i corsi fossero stati erogati, sarebbe costato alle nostre tasche ben più di quanto ci costa istruire i nostri figli. Credo che un fattore 10 di differenza possa essere considerato ottimistico.

Chi è responsabile di tutto questo? Rossignolo? No, naturalmente. Lui è responsabile, semmai, di non aver usato il denaro ricevuto per lo scopo dichiarato! Sono i politici che emanano leggi che consentono agli imprenditori di usare così i nostri soldi, a esserne responsabili.

Il nostro Governo dice che sta predisponendo i tagli anti-sprechi, conseguenti alla così detta "spending review". In realtà sta facendo un'operazione molto semplice: sottrae dal budget dei Ministeri la spesa incomprimibile (gli stipendi) e taglia il resto! Non sta assolutamente affrontando il nodo dello spreco. Come vogliamo chiamarlo questo? Non è uno spreco vergognoso quello che consiste nell'erogare 13 (fossero anche solo 7) milioni di euro per corsi di formazione per i 1000 dipendenti di una fabbrica? E che dobbiamo formare? Astronauti?

venerdì 8 giugno 2012

Innovare per risparmiare e crescere

Secondo il nostro Governo la contrazione della spesa pubblica dovrebbe conciliarsi con una crescita del PIL del Paese. A me pare francamente molto difficile che questo avvenga, sopra tutto in tempi brevi, specialmente se si guarda all'obiettivo dichiarato: ridurre la spesa corrente. In realtà, se puntiamo al secondo obiettivo (la crescita), il primo potrebbe venire da sé. Disporre di un'Amministrazione efficiente non consente solo un risparmio in termini monetari, ma potrebbe portare con sé enormi vantaggi per la collettività, di varia natura.

Per spiegarlo mi avvarrò di un'esperienza del tutto personale. Ho chiesto e ottenuto (dopo 20 giorni) copia della mia cartella clinica all'Ospedale S. Camillo, sove sono stato ricoverato per un problema di salute. Nella cartella non ho trovato i dati relativi a un esame di Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) cui ero stato sottoposto. Interpellato su tale mancanza, l'archivio clinico mi ha spiegato che avrei dovuto farne esplicita richiesta all'archivio radiologico. Se solo me l'avessero detto, naturalmente l'avrei fatto. A questo punto mi sono armato di pazienza e ho seguito le istruzioni.

Come funziona.
Riporto testualmente le istruzioni presenti sul sito dell'"Azienza" S. Camillo-Forlanini:

IL cittadino dovrà:
1. recarsi presso l'Archivio Radiologico [...], dove farà richiesta della documentazione; successivamente
2. recarsi all'Archivio Clinico Aziendale [...] con la modulistica compilata per il pagamento degli oneri dovuti.
Effettuato il pagamento l'Archivio Clinico Aziendale provvederà a trasmettere all'Archivio Radiologico, via fax o per posta ordinaria, le copie delle quietanze.
Il cittadino potrà ritirare la copia della propria documentazione dopo 5 giorni lavorativi presso l'Archivio Radiologico.

Ho omesso le porzioni irrilevanti (orari, etc.). Dunque mi prendo mezza giornata di lavoro e vado al S. Camillo a fare la mia richiesta. Un'impiegata consulta un computer dove evidentemente trova tutti i miei dati in una frazione di secondo. Invece di, non dico produrre immediatamente la documentazione, ma almeno stampare la richiesta precompilata, prende un modulo cartaceo che riempie a mano con i dati letti dallo schermo del computer. Poiché ha bisogno, evidentemente, di una copia, sotto il modulo ne piazza un altro frapponendo tra essi della carta copiativa (che pensavo non esistesse piú). Con il foglio cosí compilato dalla signora, mi reco all'Archivio Clinico, sito in un diverso ospedale: il Forlanini. Lí faccio la fila (breve, per fortuna) per fare la mia richiesta, ma quando vado allo sportello l'impiegato mi fa notare che devo fare la fila per "ritirare", non per "richiedere". Io naturalmente non devo ritirare niente, ma mi adeguo. Faccio un'altra fila (anch'essa breve, per fortuna) e vado a "ritirare", che consiste nel versare euro 9.50 all'impiegata per coprire il costo del CD con le immagini radiografiche che potrò ritirare tra 5 giorni presso l'Archivio Radiologico. A fronte del pagamento l'impiegata mi rilascia ricevuta (scritta a mano e spillata su una fotocopia, fatta al momento, del modulo di richiesta (ma non potevano farne tre copie, allora?). Quest'ufficio invierà la ricevuta (cito testualmente) "via fax o per posta ordinaria" al S. Camillo. Per fax o posta ordinaria? Per chi non lo sapesse il S. Camillo si trova sull'altro lato della strada sulla quale si trova il Forlanini. Tra cinque giorni prenderò un'altra mezza giornata per andare a ritirare il CD.

Credo che ogni ulteriore commento sia superfluo.

Come potrebbe funzionare.
Un esame RMN produce per costruzione immagini di natura elettronica, che sono automaticamente immagazzinate in un archivio informatico, senza alcun bisogno di stampa. Al momento della dimissione potrei ricevere un codice univoco usando il quale potrei fare richiesta della documentazione via web. Potrei pagare gli oneri dovuti con carta di credito, senza dover usare un mezzo per andare fisicamente in un posto (risparmio benzina, non contribuiscono al traffico e alle emissioni nocive), senza perdere mezza giornata di lavoro (evitando di ridurre il mio contributo al PIL nazionale e al mio conto personale), senza bisogno di un impiegato che mi riceva (evitando di pagare uno stipendio, o meglio facendo fare qualcosa di piú utile a quella persona) e senza far circolare denaro contante (riducendo gli oneri per la sua produzione e l'inquinamento conseguente). Una volta pagato potrei ricevere la documentazione in formato elettronico in una casella di posta elettronica o, se è cospicua, il link dal quale poterla scaricare nel formato piú idoneo (senza bisogno di tornare una seconda volta per ritirare il tutto, senza bisogno di stampare fisicamente un CD, che tra l'altro deve essere prodotto, trasportato presso il punto vendita, acquistato, con emissione di fatture, consegnato, con uso di carburante e personale, etc.,  senza usare fotocopiatrici). Potrei decidere di incidere il CD da me, a casa, oppure di scaricare il file sul mio tablet e recarmi dal mio medico per mostraglielo direttamente sullo schermo dello stesso. Oppure potrei girare il link al medico che potrebbe cosí accedere direttamente ai dati online.

Per realizzare tutto questo occorre un investimento iniziale che però, nel tempo, consente cospicui risparmi, come detto, non solo in termini monetari. Quanto PIL viene sottratto ogni giorno dalla necessità di recarsi presso un qualche ufficio pubblico? Quanta carta, inchiostro, tempo viene sprecato per le pratiche burocratiche? Quanti mezzi s'impiegano per movimentare questo materiale? Quanta burocrazia aggiuntiva si genera per fatturare, pagare, immagazzinare? Quante persone sono impiegate in mansioni inutili e poco gratificanti, quando ci sarebbe bisogno di piú personale per assistere il pubblico? Si noti che in molti casi il personale che riceve i pazienti al solo fine di espletare una pratica burocratica è personale infermieristico, quando non medico!

Perché tutto questo è fantascienza per i nostri amministratori (che ho scritto volutamente con la "a" minuscola), quando non lo è in molti altri casi? Perché, ad esempio, posso giocare al Bingo online, e non posso pagare le imposte allo stesso modo?

Forse, quando qualcuno saprà darci una risposta non ci sarà piú bisogno di fare la domanda.

sabato 21 gennaio 2012

Liberalizzazioni

Non è ancora dato di conoscere i reali contenuti del nuovo decreto del Governo in tema di liberalizzazioni. Sono disponibili solo le anticipazioni dei giornali, ma nulla di ufficiale è ancora stato pubblicato sul sito del Governo. Possiamo perciò solo fare considerazioni su questa base.

La fisica non è fatta solo di numeri; questi servono a formulare teorie coerenti con gli esperimenti e con le altre teorie accreditate e, fino a quel momento, non smentite. La coerenza delle leggi fisiche è un requisito fondamentale. Per questo mi permetto di discutere su questo blog il tema delle liberalizzazioni, anche senza il supporto dei numeri. Non solo mi pare in qualche modo attinente al tema, ma ritengo un mio preciso dovere di cittadino quello di intervenire su temi cosí importanti.

Cominciamo dalla "liberalizzazione" riguardante i benzinai. Sembra che i benzinai potranno vendere altri prodotti e che potranno tenere aperte le pompe di benzina automatiche senza vincoli di orario. A me paiono due misure sensate: la prima perché alcuni già lo fanno. Basta andare in una stazione di servizio autostradale per rendersi conto che è già cosí e non c'è ragione per la quale non debba essere cosí altrove. In effetti una ragione ci sarebbe: se viaggio in autostrada e ho bisogno di mangiare e bere non posso dover uscire per andare in un ristorante, mentre se sono in città questo problema non sussiste. Tuttavia può sussistere lungo una strada statale. Inoltre posso certamente aver bisogno di mangiare e bere, ma non esiste il bisogno impellente di comprare CD, pupazzi, riviste, etc.. In definitiva: se la vendita di beni di non primaria importanza è consentita all'uno, che sia consentita all'altro. Ai gestori autostradali però viene chiesto di mettere a disposizione un bagno per gli utenti e sarebbe bene che tale richiesta venga fatta anche ai gestori non autostradali che desiderino vendere materiale diverso dal carburante.

Per quanto riguarda gli orari, non c'è davvero alcuna ragione per cui una pompa automatica debba "riposarsi".

Veniamo a quello che non va. Pare che i titolari degli stabilimenti potranno rifornirsi, per il 50%, da fornitori diversi da quelli dei quali espongono il marchio. Questa norma è davvero incredibile! Premesso che, a quanto mi consta, praticamente nessuno acquista carburante in base alla marca dello stesso, la norma assume in tutto e per tutto i contorni di quella che si potrebbe chiamare una truffa in un altro contesto!

È come se, andando a comprare un pacco della vostra pasta preferita, poteste trovarci dentro metà della pasta dello stesso formato, ma di un altro produttore. Ripetete il gioco con vino, formaggio, dolci, automobili, elettronica, abiti, etc.. Vi sembra normale? In questi casi tutti griderebbero allo scandalo! Anzi, in tutto il mondo, non si sa perché, si chiama contraffazione anche ciò che contraffazione non è e solo per difendere gli interessi di qualcuno (non i diritti, gli interessi). Per esempio, se un produttore "imita" il prodotto di un concorrente, ma lo marca come suo, questo comportamento è considerato contraffazione. A mio modo di vedere la contraffazione ci sarebbe se il primo produttore mettesse in commercio prodotti simili a quelli del concorrente con il marchio del concorrente! Che è quello che oggi possono fare i benzinai. I produttori di biscotti, invece, non possono farlo. Per produrre un biscotto della stessa foggia di un concorrente, devono pagare delle "royalties": una specie di assurdo balzello del tipo di quello che chiedeva il casellante nel film di Benigni e Troisi "Non ci resta che piangere".

Che un gestore si rifornisca da chi gli pare, va bene, purché non pretenda di vendermi il carburante di una marca quando al suo posto me ne dè un'altra!

Viceversa, la vera liberalizzazione consisterebbe nello smetterla di considerare contraffazione ciò che non lo è. Qui si che si difendono i privilegi di qualcuno. Quelli di coloro che, avendo le spalle piú solide, si possono permettere di "registrare", di "brevettare" forme, sapori, odori, etc.. A danno di coloro che sanno fare le stesse cose, forse anche meglio, ma non hanno la forza economica per "proteggersi". Che sono la maggior parte. L'abolizione dei brevetti (se non proprio di tutti, almeno di quelli piú assurdi) sí che consentirebbe un'apertura dei mercati che potrebbe essere addirittura tumultuosa!

In definitiva, con questo decreto, il Governo autorizza la truffa nei confronti degli utenti e un'indebito arricchimento da parte dei (pochi) proprietari degli impianti, che non sono tenuti a dichiarare all'utenza che vendono carburante altrui, e che dunque possono praticare prezzi in linea con quelli degli altri. Bella liberalizzazione!

venerdì 13 gennaio 2012

Il reddito dei tassisti

Ieri ho visto un tassista che ammetteva di evadere il fisco, perché, a suo parere, diversamente non avrebbe di che campare. Secondo alcuni, la liberalizzazione delle licenze costituirebbe un danno perché il loro valore (alto in virtú della loro esiguità) in qualche modo compensa i bassi introiti di un tassista medio. Secondo l'ISTAT pare che in media un tassista guadagni dell'ordine di 11000 euro l'anno. Premesso che personalmente ritengo che la liberalizzazione delle licenze non produrrà alcun effetto benefico nei confronti dell'utenza e dunque non vedo il motivo di fare un'operazione del genere, facciamo però qualche considerazione di carattere numerico.

Il sito del Comune di Roma riporta le tariffe dei taxi, che come noto sono complicatissime, forse per evitare che qualcuno si faccia rapidamente due conti. Dal tariffario però è facile evincere quale sia la tariffa meno vantaggiosa per il tassista, che è la seguente: 0.92 euro a km per velocità superiori ai 20 km/h, cui si devono aggiungere almeno 2.80 euro di quota fissa di partenza. La quota fissa varia in ragione dell'orario e del giorno e può solo essere superiore a quella indicata. Ci sono poi supplementi per bagagli, numero di persone, etc. Se la velocità è inferiore a 20 km/h la tariffa è a tempo e vale 23.70 euro per ogni ora. Se si procede dunque alla minima velocità di 20 km/h si percorrono, in un'ora, 20 km, e si incassano 20 x 0.92 = 18.40 euro.

Dunque il minimo che può incassare un tassista per 8 ore di lavoro (ammesso che viaggi per tutte le 8 ore) è pari a 8 x 18.40 + 2.80 = 150 euro. Ovviamente se fa piú viaggi incassa di piú. Se trova piú traffico e va piú lentamente incassa di piú. Solo se resta fermo per un po' di tempo incassa di meno (cioè se non si trova a svolgere il suo servizio effettivo per tutte le 8 ore previste). Possiamo dunque considerare il valore trovato come una stima piuttosto pessimista dell'incasso medio di un tassista.

Naturalmente ci sono le spese, che chissà perché per certe categorie si detraggono in toto e per altre no. Ad esempio, la benzina il taxi la scala dalle tasse, perché è una spesa funzionale allo svolgimento della sua attività. Il dipendente (pubblico o privato che sia), invece, per recarsi al lavoro prende l'auto o il bus, ma non può scalare il costo della prima o dell'abbonamento del secondo. Bah!

Una regola usata per i rimborsi forfettari dice che il rimborso per l'uso della propria auto al fine di svolgere un determinato lavoro è pari a 1/5 del costo della benzina per km. In questa cifra è incluso tutto: spese vive come il carburante, usura del mezzo, manutenzione, etc. perché nessuna auto percorre solo 5 km con un litro di benzina. Se il nostro tassista viaggia per 8 ore a 20 km/h percorre 160 km. Se poniamo il costo della benzina a 1.7 euro per litro, abbiamo una spesa complessiva di 160*1.7/5=54.4 euro al giorno. Dunque al lordo delle tasse, l'incasso per il tassista si riduce a circa 95 euro al giorno, che per un anno (200 giorni di lavoro effettivo) fanno 19000 euro, non 11000.

Ricordiamo che questa è una stima che riteniamo pessimista, dunque è probabile che si guadagni di piú a fare il tassista. Se no non si capisce perché i tassisti (almeno quelli di Roma) abbiano rifiutato di montare a bordo delle loro auto un rivelatore di posizione GPS per monitorare i km percorsi!

Probabilmente i tassisti hanno ragione dicendo che il loro reddito non è alto, ma 20000 euro è lo stipendio medio dei lavoratori dipendenti, inclusi gli insegnanti. Dunque se un insegnante o un operaio (che guadagna ancor meno) possono vivere con tale stipendio, il tassista non può sostenere che non arriva a fine mese se non evade (o se lo sostiene deve convenire che lo stesse deve essere vero per le altre categorie e di conseguenza appoggiarne le rivendicazioni di carattere economico).

Comunque questo problema non verrà risolto da una liberalizzazione, che porterà solo a un aumento del numero di coloro che possono pagare meno tasse del dovuto. Al cliente non verrà niente in tasca: le tariffe sono stabilite dai Comuni e dunque non scenderanno. E i clienti non potranno scegliersi il taxi dunque sulla base di che i tassisti si faranno concorrenza?

giovedì 10 novembre 2011

Aiuto! Lo Spread!

Presto! Corriamo ai ripari! Lo spread ci sta schiacciando! Ma qualcuno ha fatto i conti?

Tutti i giorni ci dicono che stiamo per fallire perché lo spread sale vertiginosamente. Ma che significa? Ma è semplice: lo spread è la differenza tra l'interesse pagato dai titoli di Stato tedeschi e i nostri. Uno spread di 500 punti equivale a circa il 7% d'interesse, ci dicono. E tutti giú a dire che quest'interesse è insostenibile perché il nostro debito pubblico è altissimo. E che c'entra? Il debito pubblico già in essere continua a pagare l'interesse promesso a suo tempo. Se lo spread sale o scende non gl'importa niente.

Lo spread ha effetto solo sulle nuove emissioni (che tra l'altro non ci sono tutti i giorni). Mettiamo che domani dobbiamo emettere nuovi titoli. Solo per questi pagheremmo il 7% d'interesse. Ma su quanto dobbiamo pagare il 7%?

A quanto mi consta il rapporto tra il deficit e il PIL è, per regolamento della UE, dell'ordine del 3%. Il deficit rappresenta i soldi che mancano allo Stato per pagare i suoi debiti. Siccome il PIL è intorno ai 1900 miliardi, il deficit si aggira sui 60 miliardi. Per inciso sono circa 1000 euro per abitante, inclusi vecchi e bambini.

Se emetto titoli pubblici, lo faccio per coprire il deficit. Quindi se anche facessi una sola asta all'anno e domani dovessi piazzare titoli per l'intero ammontare, dovrei farmi prestare 60 miliardi, da restituire in 10 anni con l'interesse del 7%. Ogni anno, dunque, dovrei pagare 4.2 miliardi di euro di interessi. Se lo spread non fosse cosí alto l'interesse potrebbe essere del 3%. In questo caso pagherei 1.8 miliardi. L'impennata dello spread dunque costa ai cittadini 2.4 miliardi di euro in piú all'anno rispetto a una situazione normale. Per inciso si tratta di 40 euro l'anno in più per abitante.

Siccome a questo punto qualche titolo pubblico l'ho già piazzato, in realtà non mi costa cosí tanto, perché invece di dover vendere 60 miliardi di titoli, ne devo vendere tabti quanti non ne ho venduti finora ed essendo a fine anno ormai avrò venduto quasi tutto.

Il problema dunque potrebbe venire solo dal perdurare di questa situazione. Come si "raffredda" lo spread? Non emettendo titoli pubblici. Cosí chi li vuole pretende meno soldi d'interesse. Ma se non si emettono titoli pubblici lo Stato non ha soldi per pagare (stipendi, fornitori, politici, etc.). Dove li prende?

Un economista farà presto a rispondere: tagli e tasse. Alé! Il risultato è che si hanno ancor meno soldi da spendere, quindi ancor meno crescita e ancor meno PIL, ancor meno tasse e deficit in aumento. Ecco perché per me la scelta di un economista a capo del Governo non va bene. Fantasia ci vuole! Butto lí una provocazione.

Introduciamo una moneta parallela, che vale solo in Italia, cambiabile solo presso la Banca d'Italia in euro. Dobbiamo emettere l'equivalente di 60 miliardi di euro di questa moneta. Gli stipendi fino a una certa soglia (3000 euro?) e i fornitori si pagano in euro con quel che c'è. Per ggli stipendi piú alti, i primi 3000 euro sono pagati in questa valuta, mentre l'eccedenza si paga nella nuova moneta emessa. Il potere d'acquisto in Italia non cambia, perché la moneta può circolare senza restrizioni nel nostro Paese. Ovviamente all'estero non vale nulla. Le persone normali non ne risentono. Le persone che guadagnano tanto non piú di tanto perché possono spendere questa moneta in Italia e fino a 3000 euro al mese all'estero. I politici in particolare percepiscono gran parte del loro stipendio in questa moneta. Quindi hanno tutto l'interesse a renderla inutile e a consentirne il cambio in euro appena possibile, facendo riforme veramente utili.

Naturalmente è una provocazione: non mi aspetto che funzioni in modo cosí naive. Però è un modo alternativo di vedere le cose. Avessimo almeno qualche politico capace di far funzionare il proprio cervello epr partorire altre idee balzane forse avremmo risolto il problema, invece di affidarci, come sempre, a economisti e banchieri che sanno solo prendere soldi agli altri.

I BTP patriottici del Ministro La Russa

Il Ministro La Russa ha annunciato ieri di aver acquistato, insieme ad altri colleghi, una certa quantità di titoli pubblici italiani a scopo, diciamo, patriottico. Ma quando mai? Se l'ha fatto, l'ha fatto solo per il suo interesse personale (oppure non se ne è reso conto, il che è anche possibile).

Infatti non è che ci sia un'asta di BTP tutti i giorni. I titoli che il Ministro La Russa ha acquistato ieri, in particolare, non potevano provenire da un'asta che non c'è stata. Il Ministro ha acquistato titoli sul mercato, cioè titoli già in possesso di altri che se ne sono liberati, svendendoli. Ora questi titoli sono già stati piazzati sul mercato dal Governo tempo fa, quando il mitico spread era piccolo. Quindi il Ministro, a scadenza, vedrà rimborsarsi dal Giverno italiano il capitale nominale e ogni anno si vedrà corrispondere l'interesse nominale. Solo che, avendoli pagati meno del loro valore, guadagnerà molto di piú. Il risultato è che l'Italia non ci guadagna niente, mentre il Ministro si.

Per rendere piú chiaro l'effetto farò un esempio con numeri "a caso" e un po' semplificato (non tengo conto dell'interesse composto). Supponiamo che nelle passate aste, tre anni fa, il Governo abbia venduto BTP decennali per 100 euro a un'interesse del 4%. Questo significa che ogni anno il Governo paga 4 euro al detentore del titolo e, a scadenza, ne rimborsa 100. Di conseguenza, per 100 euro prestati, il Governo sborsa 140 euro in dieci anni. Siccome li ha venduti tre anni fa, ha già pagato 12 euro. Restano da pagare 4 euro ogni anno per 7 anni, piú 100 euro a scadenza. L'attuale detentore del titolo, invece, ha sborsato 100 euro quando lo ha comprato e ne ha incassati finora 12. Vista la mal parata, oggi decide di vendere questo titolo ad altri, non fidandosi dello Stato italiano. Ovviamente nessuno comprerebbe il titolo al suo prezzo nominale, quindi decide di svenderlo, perdendo qualche soldo, ma mettendo al sicuro il capitale. Lo vende dunque a, diciamo, 78 euro. Ci perde 10 euro (ho pagato 100, ne ho incassati 12 dagli interessi e 78 dalla vendita), ma tant'è. Meglio 10 euro di perdita oggi che dimezzare il capitale domani. Ho limitato i danni.

La Russa lo compra a 78 euro. Nei prossimi 7 anni incasserà 4 euro l'anno. Totale: 28 euro. A scadenza lo Stato però gli rida' sempre 100 euro. Complessivamente, con un investimento di 78 euro, incassa 128 euro con un guadagno netto di 50 euro, 7.14 euro l'anno. È come se avesse percepito un interesse annuo di poco piú del 7% invece del 4%: uno spread di 314 punti.

Risultato: lo Stato paga quel che aveva promesso di pagare. Non un centesimo in piú né uno in meno. Il Ministro, a spese dell'investitore (e forse gli sta bene), guadagna il 7% l'anno dal suo investimento. Certo: rischia che quell'investimento sia in perdita se lo Stato decide di non rimborsare il debito o di rimborsarlo in parte, ma si sa che chi non risica non rosica. Di certo lo Stato non guadagna nulla da quest'operazione. Dov'è il patriottismo?

sabato 24 settembre 2011

Il tunnel Gelmini

Non capisco perché non me l'abbiano detto prima! Se sapevo, mica pagavo per il tunnel del Monte Bianco, che devi andare pure piano...

Se non ci fosse da piangere ci sarebbe proprio da ridere, qui. Ma anche qui ci s'impara qualcosa. Secondo il nostro amato Ministro l'Italia ha contribuito al tunnel tra il CERN e il Gran Sasso (732 km circa) con 45 milioni di euro. Circa 61000 euro a km. Non molto, tutto sommato. Specie se si tiene conto che 45 milioni ammontano a meno del 1 permille dell'ultima manovra finanziaria del Governo (54 miliardi). Se pensiamo che nel 2010 le spese per le missioni militari all'estero ammontavano a 27 miliardi si capisce che in fondo non è costato poi molto. Per le missioni militari all'estero spendiamo in un anno circa metà di quello che si incassa (in piú) in tre anni con la manovra. Per la scienza meno di un millesimo della cifra complessiva.