La Sig.ra Maregaglia, Presidente di Confindustria, ha dichiarato che i suoi associati non festeggeranno con un giorno di vacanza l'Unità d'Italia. Il motivo? Solamente economico, sia chiaro. Una giornata di lavoro in meno sarebbe una mazzata per l'economia. Ma davvero?
L'argomento sarebbe il seguente: minore è il numero di ore lavorate in un anno, minore è il PIL di quell'anno. Ma che sciocchezza! I giorni lavorativi in un anno sono circa 240. Ammettendo che il PIL sia proporzionale al numero di giorni lavorati, lavorare un giorno di meno significa abbassare il PIL dello 0.4%. Mica poco, si potrebbe pensare, visto che ogni volta che il PIL si alza o si abbassa di mezzo punto si scatenano dibattiti a non finire. Affrontiamo prima questo problema. È tanto o è poco? Facile: è il mezzo percento. Significa che se uno guadagna in media 1000 euro al mese, le sue entrate aumentano o diminuiscono di 5 euro. Se ne guadagna 10000 la differenza è di 50. Se ne guadagna un milione, la differenza fa 50.000 euro. Ragazzi: rilassatevi! Ammesso (e non concesso) che il PIL sia proporzionale al numero di giorni, se pure vi prendete una giornata di vacanza perdete il mezzo percento del vostro reddito, ma volete mettere quanto ci guadagnate in salute? Dalla rivoluzione industriale a oggi tutto il progresso tecnologico è servito per ridurre il lavoro umano. Oggi invece pare che questo sia stato dimenticato. Sembra che l'uomo sia nato per lavorare 24 ore su 24.
Ammettiamo poi che sia importante guadagnarsi questi 5 euro su 1000. Ma un giorno di vacanza si recupera con un'ora di straordinario per otto giorni in un anno! Non mi pare proprio una tragedia.
E poi come la mettiamo con gli anni bisestili? Magari, allora, tutti gli anni fossero bisestili. Il nostro PIL crescerebbe molto di piú! Peccato che nel 1996, nel 2004 e nel 2008 (gli ultimi tre anni bisestili) il PIL sia sceso rispetto all'anno precedente. Per carità! Ci sono molti effetti che influenzano il PIL, ma è evidente che il numero di giorni lavorati è di gran lunga il meno importante. Altrimenti la probabilità di avere tre anni bisestili consecutivi con trend negativo sarebbe miserrima!
E del resto lo si capisce bene considerando che per fare PIL non basta produrre. Bisogna anche vendere, Ora è chiarissimo che ci sono cose che sono indipendenti dal numero di giorni lavorati. Il cibo, ad esempio. Si mangia tutti sia al sabato che alla domenica. Non è che il PIL dei panettieri aumenta se lavorano di domenica. Il fatto è che loro il pane lo vendono prima e la gente lo surgela. Se lavorassero di piú venderebbero lo stesso pane. Il PIL non aumenterebbe di un bel niente. Idem per le auto. Mica uno compra l'auto nuova tutti i giorni lavorativi! Le auto non si comprano in base al numero di giorni lavorati. Se mai in base al tempo trascorso in assoluto. Cosí per molte altre cose.
Se un effetto sul PIL c'è è proprio l'opposto. In un giorno di vacanza le persone vanno in gita, al ristorante, in pizzeria, in visita ai musei, ai parchi giochi etc.. In questo modo il PIL aumenta, perché si consuma piú carburante per muoversi, piú cibo nei ristoranti e nelle pizzerie, e cosí via.
Presidente: le do un suggerimento. Se davvero tiene alle sorti del PIL italiano non lavori il 17 marzo. Si prenda una bella vacanza. Oltre a far bene a lei farà bene anche alle tasche di qualche altro italiano. La ricchezza si deve distribuire. Se no che ce l'ha a fare? Senza contare che dopo un giorno di relax i suoi operai produrrano certamente di piú e meglio.
Per un fisico la misura è tutto. È proprio la possibilità di eseguire una misura che stabilisce ciò che rientra nell'indagine scientifica, per un fisico. Il moto dei pianeti, le proprietà delle particelle elementari, le oscillazioni delle quotazioni di borsa sono oggetto di indagine da parte dei fisici perché si possono misurare. Non cosí per altre, pur reali, grandezze: l'amore, il dolore, i sogni.
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sabato 5 febbraio 2011
martedì 1 febbraio 2011
Gli avvocati di Berlusconi
Cari però questi avvocati! Va bene che devono difendere l'indifendibile, ma un po' di controllo della spesa, che diamine! In un'intervista (il testo) il Presidente afferma di aver dovuto (dovuto?) subire 104 procedimenti giudiziari, spendendo oltre 300 milioni di euro in provvigioni agli avvocati. Il che fa la bellezza di quasi 3 milioni di euro a procedimento. Non pare un po' troppo? Certo che se uno spende i suoi soldi cosí è difficile credere che sappia amministrare bene il proprio patrimonio. Figuriamoci quello altrui. Chissà che godimento per il Ministro Tremonti, che avrebbe dovuto incassare dell'ordine dei 100 milioni in tasse.
sabato 29 gennaio 2011
Un milione di euro per un sito web?
Secondo notizie di stampa, peraltro confermate indirettamente dall'Assessore ai Servizi Tecnologici Cavallari, Il Comune di Roma avrebbe sborsato ben 1.4 milioni di euro in favore della Telecom per la realizzazione del sito web per promuovere il Comune in occasione dell'expo di Shanghai. Il sito avrebbe funzionato per pochi giorni. A chiunque non sia uno sprovveduto tale cifra appare immediatamente abnorme. Invece di correre ai ripari, l'Assessore ha affermato che i soldi non sono stati spesi per il sito web, ma per un'infrastruttura permanente per la promozione dei grandi eventi programmati dall'Amministrazione. Dalla padella nella brace!
Per comprendere l'abnormità della spesa basta considerare il costo di un centro di calcolo per LHC, realizzato a Roma e attualmente in funzione, che serve una comunità di alcune migliaia di fisici che analizzano continuamente miliardi di eventi prodotti dalle collisioni protone-protone dell'acceleratore. Ogni giorno, su queste macchine, migliaia di programmi macinano centinaia di TB di dati, senza sosta, impiegando risorse di calcolo che basterebbero per decine di migliaia di siti web.
Nel centro di Roma ci sono otto rack raffreddati ad acqua: una tecnologia innovativa che, a fronte di un investimento iniziale relativamente alto, consente elevati risparmi di energia, per cui l'investimento si ripaga nel giro di quattro o cinque anni (senza contare il beneficio ambientale). Ciascun rack ospita CPU e dischi in quantità. Sono presenti circa 1000 core di CPU complessivamente e dell'ordine dei 500 TB di spazio disco.
L'infrastruttura è stata realizzata nel giro di una decina di anni, sia per le limitazioni al budget, sia perché essa è cresciuta secondo le esigenze. Inutile comprare oggi quello che mi servirà tra uno o due anni. È ben noto che la potenza di calcolo, a parità di costo, raddoppia ogni 18 mesi circa. Acquistando le risorse troppo presto, di fatto, costituisce una perdita secca, perché quando queste mi serviranno saranno già obsolete e dovrò sostituirle.
Con i prezzi di oggi, una buona macchina di qualità può costare dell'ordine dei 4000 euro e 1 TB di disco dell'ordine dei 100 euro. Ammettendo di voler realizzare un'infrastruttura web di altissimo livello, diciamo che dovrebbero bastare una decina di macchine (40000 euro) e 100 TB di disco (10000 euro) su cui si possono probabilmente ospitare documenti e immagini ad altissima risoluzione di tutte le risorse turistiche del Comune di Roma. Non possiedo i numeri relativi ai musei e alla dimensione delle loro collezioni, ma considerando che 1 TB è sufficiente per ospitare le foto digitali di una famiglia per una vita, 100 TB sembrano piú che sufficienti per ospitare le immagini di tutti gli oggetti disponibili in tutti i musei di Roma. Abbiamo speso 50000 euro. Naturalmente non abbiamo tenuto conto del manpower e dell'infrastruttura (locali, raffreddamento, UPS, etc.) che probabilmente costituiscono la spesa maggiore. Per 50000 euro di valore di hardware vale la pena farsi ospitare le macchine in qualche struttura apposita, ma volendo proprio investire in un'infrastruttura moderna per ospitare in futuro tutti i servizi tecnologici del Comune (ma non ce l'ha già?) possiamo pensare di spendere qualche centinaio di migliaia di euro. Con 1.4 milioni, a Roma, si acquista un grande attico in ottimo stato! A noi basterebbe un garage o un magazzino, neanche tanto grande, dotato di condizionamento.
Siamo alle solite: alla ricerca, che ha bisogno di costosi sistemi all'avanguardia, le briciole, con le quali ci si arrangia alla meno peggio. Agli amici degli amici, 1.4 milioni di euro per un sito web. Se non si tratta di un abuso, chi gestisce questo denaro è un incompetente di altissimo livello. In ogni caso il risultato è che siamo governati da gente che, nella migliore delle ipotesi, non ha la piú pallida idea di quel che sta finanziando. Scandaloso!
Per comprendere l'abnormità della spesa basta considerare il costo di un centro di calcolo per LHC, realizzato a Roma e attualmente in funzione, che serve una comunità di alcune migliaia di fisici che analizzano continuamente miliardi di eventi prodotti dalle collisioni protone-protone dell'acceleratore. Ogni giorno, su queste macchine, migliaia di programmi macinano centinaia di TB di dati, senza sosta, impiegando risorse di calcolo che basterebbero per decine di migliaia di siti web.
Nel centro di Roma ci sono otto rack raffreddati ad acqua: una tecnologia innovativa che, a fronte di un investimento iniziale relativamente alto, consente elevati risparmi di energia, per cui l'investimento si ripaga nel giro di quattro o cinque anni (senza contare il beneficio ambientale). Ciascun rack ospita CPU e dischi in quantità. Sono presenti circa 1000 core di CPU complessivamente e dell'ordine dei 500 TB di spazio disco.
L'infrastruttura è stata realizzata nel giro di una decina di anni, sia per le limitazioni al budget, sia perché essa è cresciuta secondo le esigenze. Inutile comprare oggi quello che mi servirà tra uno o due anni. È ben noto che la potenza di calcolo, a parità di costo, raddoppia ogni 18 mesi circa. Acquistando le risorse troppo presto, di fatto, costituisce una perdita secca, perché quando queste mi serviranno saranno già obsolete e dovrò sostituirle.
Con i prezzi di oggi, una buona macchina di qualità può costare dell'ordine dei 4000 euro e 1 TB di disco dell'ordine dei 100 euro. Ammettendo di voler realizzare un'infrastruttura web di altissimo livello, diciamo che dovrebbero bastare una decina di macchine (40000 euro) e 100 TB di disco (10000 euro) su cui si possono probabilmente ospitare documenti e immagini ad altissima risoluzione di tutte le risorse turistiche del Comune di Roma. Non possiedo i numeri relativi ai musei e alla dimensione delle loro collezioni, ma considerando che 1 TB è sufficiente per ospitare le foto digitali di una famiglia per una vita, 100 TB sembrano piú che sufficienti per ospitare le immagini di tutti gli oggetti disponibili in tutti i musei di Roma. Abbiamo speso 50000 euro. Naturalmente non abbiamo tenuto conto del manpower e dell'infrastruttura (locali, raffreddamento, UPS, etc.) che probabilmente costituiscono la spesa maggiore. Per 50000 euro di valore di hardware vale la pena farsi ospitare le macchine in qualche struttura apposita, ma volendo proprio investire in un'infrastruttura moderna per ospitare in futuro tutti i servizi tecnologici del Comune (ma non ce l'ha già?) possiamo pensare di spendere qualche centinaio di migliaia di euro. Con 1.4 milioni, a Roma, si acquista un grande attico in ottimo stato! A noi basterebbe un garage o un magazzino, neanche tanto grande, dotato di condizionamento.
Siamo alle solite: alla ricerca, che ha bisogno di costosi sistemi all'avanguardia, le briciole, con le quali ci si arrangia alla meno peggio. Agli amici degli amici, 1.4 milioni di euro per un sito web. Se non si tratta di un abuso, chi gestisce questo denaro è un incompetente di altissimo livello. In ogni caso il risultato è che siamo governati da gente che, nella migliore delle ipotesi, non ha la piú pallida idea di quel che sta finanziando. Scandaloso!
martedì 4 gennaio 2011
80 milioni di bottiglie di spumante
Buon Anno! È anche quanto ci dicono nei telegiornali annunciando trionfalmente che quest'anno, per la notte di S. Silvestro, in Italia, si stapperanno ben 80 milioni di bottiglie di spumante (rigorosamente italiano, naturalmente). Il nuovo patriottismo impone che si consumino solo prodotti italiani! Come qualche anno fa, durante un noto ventennio.
Ma su questo blog discutiamo del senso della misura e dunque occupiamoci di numeri. 80 milioni di bottiglie? Ma se gli italiani sono grosso modo 60 milioni, compresi neonati, bambini, astemi e malati! Vogliono farci credere che ciascuno di noi stapperà, in media e comprese le categorie sopra menzionate, 1.3 bottiglie di spumante? È impossibile. Evidentemente il numero di bottiglie stappate pro-capite è inferiore a 1. Sia perché non tutti gli abitanti stappano bottiglie, sia perché chi lo fa non se la beve tutta, ma la condivide con almeno 5-6 persone.
Ammettiamo che tutti, ma proprio tutti coloro che hanno un'età superiore a 16 anni bevano almeno un goccetto di spumante. Ce ne saranno anche di 10 anni che lo fanno, ma sono piú che compensati dai maggiori di 16 anni che non lo fanno. Secondo le tabelle ISTAT costoro sono circa 51 milioni. Diciamo che una bottiglia se la bevono in 5. Arriviamo a poco piú di 10 milioni di bottiglie stappate. Ed è già una stima per eccesso (e nemmeno piccolo). Come si arriva a 80 milioni? Vuoi vedere che il giornalista confonde il numero di bottiglie vendute in un periodo piú o meno lungo con quelle stappate? Oppure, per compiacere il nuovo patriottismo alimentare, spara numeri a caso? Mah!
Ma su questo blog discutiamo del senso della misura e dunque occupiamoci di numeri. 80 milioni di bottiglie? Ma se gli italiani sono grosso modo 60 milioni, compresi neonati, bambini, astemi e malati! Vogliono farci credere che ciascuno di noi stapperà, in media e comprese le categorie sopra menzionate, 1.3 bottiglie di spumante? È impossibile. Evidentemente il numero di bottiglie stappate pro-capite è inferiore a 1. Sia perché non tutti gli abitanti stappano bottiglie, sia perché chi lo fa non se la beve tutta, ma la condivide con almeno 5-6 persone.
Ammettiamo che tutti, ma proprio tutti coloro che hanno un'età superiore a 16 anni bevano almeno un goccetto di spumante. Ce ne saranno anche di 10 anni che lo fanno, ma sono piú che compensati dai maggiori di 16 anni che non lo fanno. Secondo le tabelle ISTAT costoro sono circa 51 milioni. Diciamo che una bottiglia se la bevono in 5. Arriviamo a poco piú di 10 milioni di bottiglie stappate. Ed è già una stima per eccesso (e nemmeno piccolo). Come si arriva a 80 milioni? Vuoi vedere che il giornalista confonde il numero di bottiglie vendute in un periodo piú o meno lungo con quelle stappate? Oppure, per compiacere il nuovo patriottismo alimentare, spara numeri a caso? Mah!
martedì 7 dicembre 2010
I sondaggi sulle intenzioni di voto
Da settimane il TG di La7, diretto da Mentana, diffonde i risultati di un sondaggio eseguito da EMG sulle intenzioni di voto degli italiani. Il TG è fatto bene, ma anche Mentana non sfugge alla tentazione comune di ricavare impunemente conclusioni affrettate dai dati.
A ogni puntata il risultato riportato dai principali partiti oscilla di piú o meno lo 0.2-0.4 % e su queste oscillazioni si imbandiscono teorie su quale evento abbia causato tali sensibili variazioni delle percentuali. Stiamo parlando, è il caso di ricordarlo, di oscillazioni di qualche permille su percentuali dell'ordine del 25 % su 1000 intervistati.
Se si intervistano 1000 persone a caso e il 25 % si dichiara elettore di centro-destra, significa che 250 persone hanno espresso questa intenzione. La statistica, che in questo caso è binomiale, dice che in questo modo si conosce la popolazione con un errore dell'ordine della radice quadrata di 250, che è 16 (è un po' piú complicato di cosí, ma per quanto stiamo per affermare è irrilevante). Lo 0.4% di un campione di 1000 persone significa che il campione degli elettori di centro destra si è modificato, da un'intervista all'altra, di 4 persone!
Che razza di conclusione si può trarre da ciò? È quel che ci si aspetta, semplicemente per il fatto che il campione è di natura statistica. Anzi, mi sorprende che non sia piú variabile di cosí. Probabilmente perché si applicano tecniche correttive che riducono l'errore, ma non possiamo trarre conclusioni nette da oscillazioni cosí piccole. L'unica conclusione che se ne trae è che non è cambiato nulla.
A ogni puntata il risultato riportato dai principali partiti oscilla di piú o meno lo 0.2-0.4 % e su queste oscillazioni si imbandiscono teorie su quale evento abbia causato tali sensibili variazioni delle percentuali. Stiamo parlando, è il caso di ricordarlo, di oscillazioni di qualche permille su percentuali dell'ordine del 25 % su 1000 intervistati.
Se si intervistano 1000 persone a caso e il 25 % si dichiara elettore di centro-destra, significa che 250 persone hanno espresso questa intenzione. La statistica, che in questo caso è binomiale, dice che in questo modo si conosce la popolazione con un errore dell'ordine della radice quadrata di 250, che è 16 (è un po' piú complicato di cosí, ma per quanto stiamo per affermare è irrilevante). Lo 0.4% di un campione di 1000 persone significa che il campione degli elettori di centro destra si è modificato, da un'intervista all'altra, di 4 persone!
Che razza di conclusione si può trarre da ciò? È quel che ci si aspetta, semplicemente per il fatto che il campione è di natura statistica. Anzi, mi sorprende che non sia piú variabile di cosí. Probabilmente perché si applicano tecniche correttive che riducono l'errore, ma non possiamo trarre conclusioni nette da oscillazioni cosí piccole. L'unica conclusione che se ne trae è che non è cambiato nulla.
lunedì 6 dicembre 2010
Wikileaks
È un po' che non scrivo sul blog. Durante le campagne elettorali governi e giornali si guardano spesso bene dal comunicare numeri, che sono oggettivi e dunque "pericolosi". La fisica però non è fatta solo di numeri. Anche le definizioni sono importanti. Perciò estendo il mio blog alla discussione sulle definizioni che sui giornali si danno dei fenomeni presi in considerazione.
Un esempio molto attuale è il caso Wikileaks. Da quasi tutti definito un "sito pirata". Pirata? E perché? Cos'è che definisce un pirata? Pirata è colui che (cito dalla Treccani) "assale e depreda a proprio esclusivo beneficio navi di qualunque nazionalità, il loro carico, le persone imbarcate, o anche le popolazioni costiere, contro ogni norma di diritto nazionale e internazionale".
Un pirata, dunque, è sostanzialmente un ladro, il quale, a differenza dei comuni ladri, esercita in mare e lungo le coste. Per estensione si può definire pirata chi si appropri indebitamente della proprietà altrui, in spregio alle normative internazionali (perché solitamente i ladri agiscono all'interno di una Nazione, mentre i pirati operano spesso in acque internazionali).
Si definisce pirata anche chi esegue copie non autorizzate di opere dell'ingegno, come libri, dischi e software. Non condivido questa definizione perché per essere un pirata occorre sottrarre qualcosa a qualcuno. Chi copia un CD non sottrae materialmente nulla a nessuno. Omette di pagare un diritto, l'acquisizione del quale è, per quanto mi riguarda, è discutibile. Sarebbe come definire pirata chi non paga il bollo dell'auto o il canone Rai, o chi si imbuca allo stadio per vedere la partita senza pagare il biglietto. Tornerò sull'argomento, perché è importante.
E Wikileaks perché è un sito pirata? Certamente non sottrae nulla a nessuno. Sottrarre informazioni non è come rubare: non si sottrae il possesso di qualcosa (l'informazione) a chi la detiene. L'informazione rimane nella disponibilità del soggetto da cui viene ottenuta, perciò non si tratta di un furto. Divulgare notizie riservate, poi, non è un reato. Lo è per chi ha giurato di mantenere riservata una notizia, non per chi la pubblica. Invece di perseguire e criminalizzare chi pubblica la notizia, si dovrebbe perseguire chi quelle notizie le ha fornite. Altrimenti si dovrebbe perseguire ogni giornalista che viene in possesso di notizie a lui non destinate. Dunque non si può parlare di violazione di norme internazionali. Per di piú i referenti del sito non agiscono nel loro esclusivo interesse. Probabilmente agiscono anche nel loro interesse, ma non esclusivamente.
Vogliamo poi parlare dei tentativi di censurare il sito fatti da chi, allo stesso tempo, sostiene con forza la campagna anti-censura contro il Governo cinese che tenta di fare lo stesso con Google?
Wikileaks non è un sito pirata perché nessuna delle caratteristiche attribuibili a un pirata possono essere attribuite al sito o a chi lo controlla. Con questo non voglio dare alcun giudizio di merito, anche se ho le mie idee in proposito (e non ho difficoltà ad ammettere che considero utile l'azione di un sito come Wikileaks), ma, come diceva Moretti "le parole sono importanti". Se si va davanti all'opinione pubblica e si afferma, come ha fatto il Ministro Frattini, che Assange andrebbe arrestato per i gravi crimini che ha commesso, sarebbe il caso di spiegare anche quali siano questi gravi crimini. Ma temo che nessuno sia in grado di dirlo.
venerdì 3 settembre 2010
Gli insegnanti costano troppo
Il Ministro Gelmini, in questi giorni, parlando della vicenda dei "precari", ha fatto sapere di considerare uno scandalo il fatto che il 97% delle risorse economiche destinate alla Scuola, pari complessivamente a 43 miliardi di euro, sia destinato agli stipendi, facendo intendere che queste risorse vengano integralmente spese per gli stipendi degli insegnanti.
Facciamo un po' di conti. Sempre secondo le dichiarazioni del Ministro, gli insegnanti in Italia sarebbero 760000. Ammettendo che 43 miliardi di euro siano la cifra complessiva, il 97% corrisponde a poco meno di 42 miliardi di euro. Dividendo questo numero per il numero degli insegnanti si ottiene lo stipendio medio annuale per insegnante: circa 55000 euro. Benché lordo, si tratta di uno stipendio piú che rispettabile! Sono certo che qualunque insegnante, con anzianità qualsivoglia, metterebbe subito la propria firma su un contratto del genere. In realtà gli stipendi degli insegnanti sono ben al di sotto di questa cifra. Sono circa la metà di questa.
Dunque o i dati sono falsi (ma non credo) oppure il Ministero spende il 97% del suo budget in stipendi, ma non certo per gli stipendi degli insegnanti!
Vale anche la pena considerare un altro aspetto. Il fatto che l'Italia spenda il 97% delle proprie risorse in stipendi, nel comparto dell'istruzione, non significa necessariamente che gli insegnanti (o comunque i dipendenti) siano troppi. Significa che le risorse profuse nel comparto sono poche. L'Italia spende il 4.6 % del PIL nel comparto complessivo dell'istruzione. La media europea è del 5.2% e tra gli Stati dell'Unione spicca la Danimarca che investe l'8.4 % del proprio PIL. Se L'Italia spendesse per l'istruzione in linea con l'Europa le cose starebbero diversamente.
Considerato infatti che il PIL italiano è di circa 1500 miliardi di euro, una spesa del 4.6 % corrisponde a circa 69 miliardi di euro. Siccome, secondo il Ministro, il budget per la Scuola è di 43 miliardi, questo vuol dire che l'Italia investe il 62.3 % del budget per l'istruzione nella Scuola.
Se l'Italia spendesse il 5.2 % del suo PIL nel comparto, per la Scuola disporrebbe di 48.5 miliardi (il 62.3 % del 5.2 % del PIL). La spesa per stipendi resta fissa (42 miliardi), dunque in percentuale, la spesa complessiva ammonterebbe all' 87.5 %. Ci sarebbero circa 5 miliardi da investire. Considerata una popolazione di studenti di circa 7 milioni e mezzo, si renderebbero disponibili circa 700 euro per studente (circa 25000 euro per classe!). L'investimento, oggi, è invece circa 5 volte piú basso. Se, per assurdo, arrivassimo alle vette della Danimarca, spenderemmo solo il 62 % in stipendi: il resto sarebbe tutto investimento (quasi 100000 euro per ogni classe).
Dunque di chi è la colpa? Degli insegnanti che assorbono troppo per gli stipendi o del Ministro dell'Economia che non spende abbastanza?
Facciamo un po' di conti. Sempre secondo le dichiarazioni del Ministro, gli insegnanti in Italia sarebbero 760000. Ammettendo che 43 miliardi di euro siano la cifra complessiva, il 97% corrisponde a poco meno di 42 miliardi di euro. Dividendo questo numero per il numero degli insegnanti si ottiene lo stipendio medio annuale per insegnante: circa 55000 euro. Benché lordo, si tratta di uno stipendio piú che rispettabile! Sono certo che qualunque insegnante, con anzianità qualsivoglia, metterebbe subito la propria firma su un contratto del genere. In realtà gli stipendi degli insegnanti sono ben al di sotto di questa cifra. Sono circa la metà di questa.
Dunque o i dati sono falsi (ma non credo) oppure il Ministero spende il 97% del suo budget in stipendi, ma non certo per gli stipendi degli insegnanti!
Vale anche la pena considerare un altro aspetto. Il fatto che l'Italia spenda il 97% delle proprie risorse in stipendi, nel comparto dell'istruzione, non significa necessariamente che gli insegnanti (o comunque i dipendenti) siano troppi. Significa che le risorse profuse nel comparto sono poche. L'Italia spende il 4.6 % del PIL nel comparto complessivo dell'istruzione. La media europea è del 5.2% e tra gli Stati dell'Unione spicca la Danimarca che investe l'8.4 % del proprio PIL. Se L'Italia spendesse per l'istruzione in linea con l'Europa le cose starebbero diversamente.
Considerato infatti che il PIL italiano è di circa 1500 miliardi di euro, una spesa del 4.6 % corrisponde a circa 69 miliardi di euro. Siccome, secondo il Ministro, il budget per la Scuola è di 43 miliardi, questo vuol dire che l'Italia investe il 62.3 % del budget per l'istruzione nella Scuola.
Se l'Italia spendesse il 5.2 % del suo PIL nel comparto, per la Scuola disporrebbe di 48.5 miliardi (il 62.3 % del 5.2 % del PIL). La spesa per stipendi resta fissa (42 miliardi), dunque in percentuale, la spesa complessiva ammonterebbe all' 87.5 %. Ci sarebbero circa 5 miliardi da investire. Considerata una popolazione di studenti di circa 7 milioni e mezzo, si renderebbero disponibili circa 700 euro per studente (circa 25000 euro per classe!). L'investimento, oggi, è invece circa 5 volte piú basso. Se, per assurdo, arrivassimo alle vette della Danimarca, spenderemmo solo il 62 % in stipendi: il resto sarebbe tutto investimento (quasi 100000 euro per ogni classe).
Dunque di chi è la colpa? Degli insegnanti che assorbono troppo per gli stipendi o del Ministro dell'Economia che non spende abbastanza?
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